INTERVENTI ( DA IN SALUTE DIC.2007) Periodico di informazione, medicina, salute e benessere NIENTE E’ IMPOSSIBILE

Scritto il 9 Gennaio 2008 
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IMG_8928 Mario Cossettini, che mi conforta della sua amicizia da lunghi anni, mi chiede, in pressing, di scrivere qualcosa di sport per “IN SALUTE”.

Cedo volentieri alla sua richiesta cercando di rubare un po’ di t empo ai tanti impegni, perché in questo momento è un argomento di cui mi piace parlare e che vorrei stimolasse la riflessione di quanti amano lo sport e lo percepiscono come strumento di educazione per i giovani e di elevazione culturale e umana per tutti.

Vorrei raccontare la storia umana e sportiva di Adriano Berton. E’ un uomo diversamente “abile” a causa di un incidente occorsogli quando era bambino. In quell’incidente ha perso una gamba, poi riattaccata con un miracolo di chirurgia ortopedica del “nostro” dott. Rottino all’Ospedale di Jesolo, ma soprattutto ha perso il padre, cioè la persona che amava di più e che sicuramente avrebbe potuto più di chiunque altro essere la sua guida in un percorso di vita che da quel momento sarebbe stato tremendamente difficile, pieno di ostacoli, difficoltà, dolore e fatica.

Ma Adriano non demorde, non si darà mai per vinto, lotterà con tutte le sue forze per dimostrare prima di tutto a se stesso e poi a tutti coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni che ogni traguardo è raggiungibile se ognuno saprà trovare dentro di sé la qualità e i valori da far emergere e che tutti, anche se talvolta non ci crediamo, abbiamo dentro: la capacità di soffrire, la forza di volontà e lo spirito di sacrificio che ci porta a sublimare la fatica fino a godere della sua compagnia e a non poterne fare a meno nel nostro quotidiano, la determinazione nel voler credere che nulla è impossibile.

Un giorno Adriano è venuto da me, al campo di atletica e dopo avermi raccontato di se, mi ha chiesto di prepararlo per concludere la maratona. Mentre lo ascoltavo e lo guardavo negli occhi ho capito che non potevo sottrarmi a quel compito, perché, se lo avessi fatto, avrei tradito tutti i miei principi, che sarei stato incoerente col mio insegnamento, con tutto quanto da sempre ho cercato di trasmettere ai miei alunni e ad i miei atleti. Da quel momento abbiamo cominciato insieme un percorso bellissimo, io con la mia esperienza, Adriano con il suo entusiasmo e la voglia di riuscire travolgenti. Alla fine Adriano ha compiuto l’impresa, ha partecipato e concluso la maratona di New York nel novembre 2005.

Successivamente ha scritto un libro, appena uscito, in cui racconta tutto questo, un libro che io consiglio a tutti di leggere e di far leggere ai giovani perché pieno di significati e di valori profondi: SCUSA NEW YORK, VADO DI CORSA (Baldini, Castoldi, Dalai Editore).

La riflessione finale è questa: poiché nessuno è perfetto siamo tutti “diversamente dotati”; preferisco dire dotati piuttosto che abili, poiché essere più o meno dotati dipende dai nostri geni o può dipendere da un incidente come nel caso di Adriano Berton. Essere poco dotati, normodotati, o essere dei talenti non è un merito né un demerito. Le abilità invece si acquisiscono con l’applicazione, l’esercizio, il lavoro, conditi da entusiasmo, passione, fatica. Non basta avere talento, occorre esercitarlo; non è drammatico essere poco dotati, occorre impegno per superare i propri limiti.

Per esempio anche un cieco raggiunge abilità che lo fanno muovere con sicurezza, leggere ed avere sensibilità ai rumori che i normodotati non hanno. Ciò che importa è che ognuno si impegni per andare al di là dei propri limiti o per valorizzare il proprio talento se ne ha. Questo in qualunque campo del sapere umano. Lo SPORT, in questo senso, è uno strumento straordinario di educazione e formazione, perché insegna a chi lo pratica che attraverso la costanza, l’impegno, lo spirito di sacrificio, la fatica si può raggiungere qualunque traguardo, naturalmente relativi alle nostre doti naturali.

Adriano Berton lo ha dimostrato: la maratona come metafora della vita, per essere protagonisti del proprio destino. (VALTER COLBACCHINI)

1° Trofeo Stendhal Master Nuoto Sondrio

Scritto il 18 Dicembre 2007 
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adri_rossi Sono felicissimo di essere appena tornato da Sondrio come testimonial del 1° trofeo master nuoto "STENDHAL" . E’ stata un’esperienza fantastica che mi ha permesso di conoscere e condividere emozioni assieme a persone straordinarie. A partire da Nicola Michieli, il mio migliore amico di Lecco che mi ha permesso di essere chiamato come ospite; agli organizzatori Angelo Gnerre e la moglie Gabriella, una coppia meravigliosa con dentro un bagaglio di valori personali e sportivi che trasmettono dai loro occhi appena li conosci. Per non parlare di Antonio Rossi, campione olimpico medaglia d’oro Atlanta 1996, ragazzo eccezionale che con la sua umiltà e il suo impegno sociale partecipa attivamente a molte iniziative, veramente grande!!!! e ancora Arianna Fontana, ragazza timida di poche parole ma che a 16 anni ha già dimostrato con i fatti di essere una grande adri_fontanacampionessa, ha vinto per la cronaca la medaglia di bronzo Torino 2006 short track stafetta 3000 m risultando la più giovane atleta italiana ad aver vinto una medaglia…l’anno scorso eh eh aveva solo 15 anni. Graaaaandeee!!!!  Vedete ragazzi con queste persone ho condiviso una giornata meravigliosa domenica 16 dicembre 2007 e tutti insieme abbiamo de gustato con l’associazione DE GUSTIBUS alcuni prodotti straordinari della Valtellina come formaggi (il bitto) salumi (la breasaola) e ottimi vini  e altro ancora.

Un saluto e un abbraccio a tutti.

Adriano

LA PROVINCIA DI SONDRIO

Scritto il 15 Dicembre 2007 
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(gi.mai.) Un incontro di quelli che lasciano il segno e una testimonianza, un vero e proprio inno alla vita, che in molti dovrebbero prendere ad esempio negli inevitabili momenti di sconforto e difficoltà: è stata tutto questo l’intervista che ci è stata concessa sabato da Adriano Berton, autore del libro “Scusa New York ma vado di corsa” (edito dalla Baldini e Castoldi). Proprio Berton ha presentato il suo libro ieri mattina alla piscina di Sondrio, nell’ambito del primo Meeting Libertas Stendhal di nuoto che si è svolto sabato e domenica nella struttura sportiva del nostro capoluogo, e, come detto, ci ha raccontato in anteprima le motivazioni che l’hanno spinto a intraprendere questa sua creazione: <<L’idea del libro – ci ha svelato Adriano Berton – è nata di pari passo alla preparazione della maratona di New York: nel 2001, vedendo i pompieri che, come volontari, lavoravano sul luogo del crollo delle Torri Gemelle, sono uscito da un periodo di crisi personale e ho pensato di correre la maratona di New York e raccontare la mia esperienza in un libro non tanto per me, ma per divulgare un messaggio importante per altre persone>>. Berton ha corso la maratona nella “Grande Mella” nel 2005, chiudendo i 42 chilometri del percorso in circa sei ore: una grande impresa considerato anche il fatto che Berton, nel 1976 rimase vittima di un incidente stradale in cui perse suo padre e rischiò anche la perdita della gamba sinistra che invece gli fu miracolosamente riattaccata con un lungo intervento chirurgico. Da allora per Adriano Berton sono cominciati molti anni di carrozzina e di fisioterapia, ma con grande forza di volontà non solo ha ripreso a camminare, ma anche a correre e ad allenarsi per poter coronare il sogno di prendere parte alla maratona di New York: <<Ho voluto scrivere un inno alla vita – queste, ancora, le parole di Berton – Per me la corsa è stata la chiave di volta e credo che ognuno possa trovare la sua per uscire dai momenti difficili. Voglio ringraziare mia moglie, la persona di passaggio (LIVIO) che mi ha  tenuta attaccata la gamba con un laccio, il professore (GIUSEPPE ROTTINO)  che mi ha operato allora e il mio allenatore (VALTER COLBACCHINI)  con cui ho condiviso 13 mesi di preparazione applicando alla vita la filosofia della maratona. Inoltre, non posso non pensare, relativamente alla maratona, a quel bambino che attorno al trentesimo chilometro, mi ha visto in difficoltà, mi ha preso per mano e mi ha dato la forza di finire la gara>>. Come detto, Adriano Berton ha presentato il suo libro a Sondrio e in questi mesi ha partecipato a molti incontri per raccontare la sua esperienza e dare a molti una speranza e la forza di andare avanti superando le crisi che la vita pone loro di fronte. Ora, a partire da gennaio, questi incontri proseguiranno in varie scuole e coinvolgendo pure associazioni di varia natura e, sempre nel 2008, Adriano Berton potrebbe tornare a New York per ricorrere la maratona e dare vita a un’edizione in inglese del suo libro.

(ARTICOLO DI GIUSEPPE MAIORANA TRATTO DALLA PROVINCIA DI SONDRIO)

VIDEO KAY RUSH E TIZIANA NASI PRESENTANO ADRIANO BERTON AL MELTING BOX TORINO

Scritto il 10 Dicembre 2007 
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Ecco on line il video della splendida intervista della brava giornalista Kay Rush coadiuvata dall’inesauribile Tiziana Nasi, Presidente Comitato Paraolimpico Piemonte ad Adriano Berton in occasione del Melting Box Torino dove Adriano è stato insignito del premio "TESTIMONIAL DEL DIALOGO" dalla Regione Piemonte con il beneplacito del Ministero Pari Opportunità. Premio dato in passato a personaggi quali Lino Banfi, Lorena Bianchetti, Luca Pancalli, Paolo Ruffini.

www.wi-pie.org/eventi/meltingbox/videogallery/index.htm immagini8011 

Giuliana Manica, assessore al turismo della Regione Piemonte consegna il premio il 22 ottobre 2007.

Festa Italiana

Scritto il 4 Dicembre 2007 
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Ringazio gli amici di festa italiana Caterina Balivo, Carmen Di Stasio, Livio Leonardi per il bellissimo servizio andato in onda oggi su Rai 1.

formazione ad hoc

Scritto il 3 Dicembre 2007 
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Scusa New York vado di corsa

Scritto il 8 Ottobre 2007 
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Scusa New York vado di corsaDomani esce in tutte le librerie il mio libro “Scusa New York vado di corsa“, edito da Baldini Castoldi Dalai.

Questa è una favola. È la favola di un uomo che corona il suo sogno concludendo la Maratona competitiva di New York!

“È il 5 agosto del 1976, quando Adriano Berton e suo padre, su uno scooter, vengono travolti da un’auto impazzita; il papà perde la vita e ad Adriano si spezza la gamba sinistra, completamente. Giunto all’ospedale la soluzione più lineare pare quella dell’amputazione, ma il chirurgo che lo accoglie lo guarda negli occhi – è un bimbo di nove anni – e non se la sente. Contro tutti decide di «tentare» di riattaccargliela; è la prima volta che un intervento del genere viene sperimentato in Italia. L’operazione riesce e la vita di Adriano cambia. «Inoltrandomi nell’inferno, mi sono trovato in paradiso», afferma a distanza di tempo l’autore. Soltanto attraverso quel dolore, infatti, dice di aver potuto raggiungere la serenità, la tranquillità d’animo di chi sa accogliere gli eventi come necessari, e da qualunque vicenda riesce a trarre il meglio e a crescere di un passo. Grazie a quel drammatico giorno, infatti, e dalla forza che ne ha tratto, è riuscito a superare tutte le difficoltà a cui la vita l’ha messo di fronte, e ora, raccontando di sé e del suo progetto di riscatto attraverso lo sport, urla al mondo intero che ce la si può fare, che ce la si deve fare, qualunque cosa succeda e a qualsiasi costo.”

Alcune immagini di Adriano Berton

Scritto il 6 Ottobre 2007 
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