FAMIGLIA CRISTIANA: Ecco un vero vincente

Adriano, imperatore della Grande Mela. La corona, o meglio la medaglia, l’ha conquistata due anni fa, alla Maratona di New York. Era il 6 novembre e , il cuore alle stelle, tagliava il traguardo in sole sei ore. Lui, vittima a 9 anni di un incidente stradale, nel quale perde il papà e una gamba.  Che un ortopedico dalle mani d’angelo gli riattacca perfettamente. “Dall’inferno mi sono ritrovato in paradiso”, confessa. Quando esce dall’ospedale è già un eroe. Si allena, stringe i denti e corre più forte del vento- Oggi le sue memorie gridano al mondo intero che tutti ce la possiamo fare, qualunque cosa accada. (IRENE VALLONE) 4 novembre 2007

INTERVENTI ( DA IN SALUTE DIC.2007) Periodico di informazione, medicina, salute e benessere NIENTE E’ IMPOSSIBILE

IMG_8928 Mario Cossettini, che mi conforta della sua amicizia da lunghi anni, mi chiede, in pressing, di scrivere qualcosa di sport per “IN SALUTE”.

Cedo volentieri alla sua richiesta cercando di rubare un po’ di t empo ai tanti impegni, perché in questo momento è un argomento di cui mi piace parlare e che vorrei stimolasse la riflessione di quanti amano lo sport e lo percepiscono come strumento di educazione per i giovani e di elevazione culturale e umana per tutti.

Vorrei raccontare la storia umana e sportiva di Adriano Berton. E’ un uomo diversamente “abile” a causa di un incidente occorsogli quando era bambino. In quell’incidente ha perso una gamba, poi riattaccata con un miracolo di chirurgia ortopedica del “nostro” dott. Rottino all’Ospedale di Jesolo, ma soprattutto ha perso il padre, cioè la persona che amava di più e che sicuramente avrebbe potuto più di chiunque altro essere la sua guida in un percorso di vita che da quel momento sarebbe stato tremendamente difficile, pieno di ostacoli, difficoltà, dolore e fatica.

Ma Adriano non demorde, non si darà mai per vinto, lotterà con tutte le sue forze per dimostrare prima di tutto a se stesso e poi a tutti coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni che ogni traguardo è raggiungibile se ognuno saprà trovare dentro di sé la qualità e i valori da far emergere e che tutti, anche se talvolta non ci crediamo, abbiamo dentro: la capacità di soffrire, la forza di volontà e lo spirito di sacrificio che ci porta a sublimare la fatica fino a godere della sua compagnia e a non poterne fare a meno nel nostro quotidiano, la determinazione nel voler credere che nulla è impossibile.

Un giorno Adriano è venuto da me, al campo di atletica e dopo avermi raccontato di se, mi ha chiesto di prepararlo per concludere la maratona. Mentre lo ascoltavo e lo guardavo negli occhi ho capito che non potevo sottrarmi a quel compito, perché, se lo avessi fatto, avrei tradito tutti i miei principi, che sarei stato incoerente col mio insegnamento, con tutto quanto da sempre ho cercato di trasmettere ai miei alunni e ad i miei atleti. Da quel momento abbiamo cominciato insieme un percorso bellissimo, io con la mia esperienza, Adriano con il suo entusiasmo e la voglia di riuscire travolgenti. Alla fine Adriano ha compiuto l’impresa, ha partecipato e concluso la maratona di New York nel novembre 2005.

Successivamente ha scritto un libro, appena uscito, in cui racconta tutto questo, un libro che io consiglio a tutti di leggere e di far leggere ai giovani perché pieno di significati e di valori profondi: SCUSA NEW YORK, VADO DI CORSA (Baldini, Castoldi, Dalai Editore).

La riflessione finale è questa: poiché nessuno è perfetto siamo tutti “diversamente dotati”; preferisco dire dotati piuttosto che abili, poiché essere più o meno dotati dipende dai nostri geni o può dipendere da un incidente come nel caso di Adriano Berton. Essere poco dotati, normodotati, o essere dei talenti non è un merito né un demerito. Le abilità invece si acquisiscono con l’applicazione, l’esercizio, il lavoro, conditi da entusiasmo, passione, fatica. Non basta avere talento, occorre esercitarlo; non è drammatico essere poco dotati, occorre impegno per superare i propri limiti.

Per esempio anche un cieco raggiunge abilità che lo fanno muovere con sicurezza, leggere ed avere sensibilità ai rumori che i normodotati non hanno. Ciò che importa è che ognuno si impegni per andare al di là dei propri limiti o per valorizzare il proprio talento se ne ha. Questo in qualunque campo del sapere umano. Lo SPORT, in questo senso, è uno strumento straordinario di educazione e formazione, perché insegna a chi lo pratica che attraverso la costanza, l’impegno, lo spirito di sacrificio, la fatica si può raggiungere qualunque traguardo, naturalmente relativi alle nostre doti naturali.

Adriano Berton lo ha dimostrato: la maratona come metafora della vita, per essere protagonisti del proprio destino. (VALTER COLBACCHINI)